TESTIMONIANZE

  • La mia è una malattia che fin dal nome non prometteva nulla di buono: triplo negativo vuol dire tre no ai tre possibili bersagli Read More
    La mia è una malattia che fin dal nome non prometteva nulla di buono: triplo negativo vuol dire tre no ai tre possibili bersagli delle nuove terapie mirate. Significa che i medici non avevano altra arma che la vecchia   chemioterapia, con i suoi effetti collaterali. Ma l'oncologo che mi aveva in cura mi diede speranza: con un più aggressivo protocollo sperimentale, messo a punto dalla rete di ricercatori sostenuta da AIRC, potevo farcela anch'io. E così mi buttai senza pensarci troppo su, confidando in chi mi curava ma anche nella mia forza di carattere, mai venuta meno. Non persi tempo a recriminare su una diagnosi che avrebbe potuto essere anche più precoce: ad agosto infatti mi ero già accorta di avere un nodulino al seno, ma non avevo dato importanza alla cosa perché mi ero sottoposta allo screening con ecografia e mammografia solo pochi mesi prima. Invece era già il tumore che faceva capolino e che si sarebbe manifestato solo a dicembre. Non fu un errore  dei medici, perché al momento in cui avevo eseguito gli esami, come è stato poi verificato, la malattia era ancora invisibile e ha cominciato a crescere solo nei mesi successivi.   È un caso raro ma che può capitare, per cui raccomando alle mie amiche: sottoponetevi regolarmente ai controlli, ma non trascurate per questo eventuali segnali di allarme tra un accertamento e l'altro. Un risultato rassicurante non deve infatti trarre in inganno. Nel mio caso alla fine fu una ghiandola infiammata sotto l'ascella a svelare la presenza del tumore. Venni operata e sottoposta a tutte le cure del caso.  Quando mi ammalai stavo facendo ristrutturare l'azienda agricola che gestivo, per creare un   agriturismo insieme con mia figlia. Al   ritorno dalle sedute di chemioterapia, perciò, andavo a seguire i   lavori o a controllare la trebbiatura del grano. «Continui la sua vita come sempre» mi diceva l'oncologo. E io sono sicura che tenermi impegnata anche in quel periodo così difficile, concentrandomi sul futuro invece che sulla malattia, certamente mi ha aiutato. Ginevra
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    Mentre lottavo per la mia, sono riuscita a dare la vita anche a mia figlia. Per questo spero che la mia storia porti speranza ad altre donne nella stessa situazione. Grazie all'aiuto dei medici, infatti, sono riuscita a combattere il tumore al seno che mi ha colpito durante la mia seconda gravidanza e a dare alla luce una bambina sana.Per il resto la mia storia è simile a tante altre. Era l'agosto del 2009, quando durante una doccia mi accorsi della presenza di un nodulo al seno. Feci subito un'ecografia, ma venni rassicurata: Valentina
  • Nell’autunno del 2010, dopo un anno pesante allietato da una incredibile vacanza tardiva, ho scoperto di avere un tumore al seno. Avevo 36 anni Read More
    Nell’autunno del 2010, dopo un anno pesante allietato da una incredibile vacanza tardiva, ho scoperto di avere un tumore al seno. Avevo 36 anni e due bambini piccoli, piccolissimi. Nessuna familiarità e alcuni sintomi trascurati, per i quali mi porterò dietro il senso di colpa per sempre.Forse a causa dei sintomi trascurati, l’iter è iniziato subito e subito mi sono ritrovata al centro del turbine intervento-cure-esami, turbine nel quale sono ancora dentro, tutta intera.Nel frattempo i capelli sono ricresciuti più scuri, più forti, più ricci: il mio ritratto, perchè anch’io sono così. Più facile ai momenti cupi, più dura, più esposta ma anche più sensibile al bello della vita.E quello che fortissimamente voglio, è che questa malattia dalle potenzialità altamente distruttive, provochi in me invece un cambiamento che vorrei fosse solo positivo: voglio vivere meglio, voglio amare di più e soffrire di meno. Voglio che la malattia e tutto quel che comporta siano per me un ponte che mi permetta di vivere una Seconda Vita. Biancaspina
  • Stamattina mentre mi recavo sul posto di lavoro e pensavo ai casi della vita, a questa malattia che in meno di 18 mesi si Read More
    Stamattina mentre mi recavo sul posto di lavoro e pensavo ai casi della vita, a questa malattia che in meno di 18 mesi si é portata via mia moglie entrando in modo cosi prepotente nelle nostre vite distruggendo in un attimo quello che aveva resistito, fortificandosi ogni giorno di più, a prove di una durezza estrema una consapevolezza ha preso corpo nel mio pensiero: questa malattia che eviscera le donne della nostra vita eviscera la nostra vita stessa e quindi anche noi maschi.... e allora perchè non condividere le esperienze... lo devo a mia moglie all'urlo silenzioso e dirompente nei suoi occhi negli ultimi giorni a mia figlia che ha visto morire la mamma mentre le stringeva la mano a tutte quelle donne incontrate negli ospedali nei cui occhi leggevi lo sgomento e la paura di non sapere chi le stava divorando da dentro e a quei medici che fanno un mestiere difficile nel quale spesso le sconfitte sono più delle vittorie e che pur di salvare una vita sono disposti a condividere il nostro dolore facendolo anche proprio. Piergiorgio
  • Sono una ragazza di 29 anni e da un anno combatto la malattia di mia mamma quasi in prima persona, al punto che con Read More
    Lucianna
  • Quando mi fu diagnosticata la malattia, il mondo mi crollò addosso e con esso mille preoccupazioni ed altrettante paure. Non avevo allora nessun punto Read More
    Gabriella
  • Io ho avuto paura del male, del futuro, degli altri e dei loro pensieri, della morte. Poi con fatica e con tanta volontà ho Read More
    Lauretta
  • Oggi per me è un giorno felice. Sono 10 anni che sono stata operata al seno e passato questo periodo i medici dicono che Read More
    Franca
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"Era una giornata bellissima di sole, a metà agosto, ero in vacanza in montagna quando mi raggiunge una telefonata di un amico : Dove sei? Sono alla forcella del Cristallo!
Felice di farlo partecipe del panorama che avevo davanti agli occhi. Invece di colpo l'animo si trasforma perchè lui mi dice che è venuta a mancare la "zia Gentile" .
Un film della nostra vita insieme in un attimo mi è passato davanti, in modo grande, come era grande il luogo in cui mi trovavo . La Signorina , così era per tutti noi, aveva segnato i passi più importanti della mia vita .
Ci conoscevamo da quando ero giovane ragazza, accomunate dalla sede della nostra attività.
Allora muovevo i primi passi nel mondo del volontariato, con la gioia di essere " Pioniere della Croce Rossa" e la nostra sede era in via Massari e nella scala accanto c'era la sede dell'AVIS. Allora l'avevo conosciuta ed era nata una comunità d'intenti, profonda, tale da avvicinarci non solo negli ideali, ma soprattutto nella vita e nei valori che crescevano , insieme alla giovane età. Il passo era stato breve, diventare donatori di sangue, poi entrare sempre più nell'AVIS giovani, poi la grande storia dell'AIDO. Tante sere insieme, per crescere , per incontrare tante persone, per parlare della donazione , per imparare innanzi tutto quali erano i valori morali portanti della donazione, che in tutte le sue forme, diventava un pilastro. Così vidi crescere la grande AVIS di Mantova di cui l'anima indiscussa era Lei , la "Signorina" . Lei mi avviò a costruire l'AIDO, a portarla per la provincia, ed eravamo già migliaia. Abbiamo camminato insieme, non c'era bisogno di in nome , quando si diceva " la Signorina" tutti sapevamo che era la GENTILE FAVINI, Gentile di nome e di fatto .
Quelle prime giovanili impronte hanno avuto tanto significato nelle mie scelte, ma sempre in una ben definita direzione, di sentirsi utili . E lei era sempre presente . lo eravamo vicendevolmente al punto che, quando sentì un piccolo problema al seno, venne da me e La operai : era anche Lei entrata nel tunnel delicato del tumore al seno. Ancora i nostri cammini procedevano paralleli e quando a Mantova abbiamo fondato l'ANDOS, in quella prima indimenticabile riunione, quando dovevamo costruire l'ossatura della Associazione, io mi sentii spontaneamente di proporla come Presidente, proprio presentandola a tutti come maestra di vita .
E fu così che la Signorina Gentile fu la prima Presidente dell'ANDOS e nessuno meglio di Lei l'avrebbe potuta condurre nei primi passi di evoluzione nel mondo del volontariato . le impronte di oggi le dobbiamo a Lei .
E tale è stata per anni, finchè la salute glielo ha concesso . Sempre presente, forte, sicura, attiva, combattente, profonda, risolutrice, amica . Oggi sto raccogliendo la sua eredità e d'istinto mi confronto spesso con il pensiero a Lei, chiedendo condivisione nelle nostre scelte e Lei mi sorride .
Grazie Signorina per tutto ciò che ci ha regalato, per le tante persone che sempre la ringrazieranno per quanta parte Lei ha avuto nelle loro vite, persone che hanno ricevuto Sangue perchè c'era l'AVIS , che hanno ricevuto un organo perchè c'era l'AIDO , che stanno ricevendo ora accoglienza ed assistenza dopo il tumore al seno perchè c'è l'ANDOS ma il volano di tutto questo amore è Lei , la Signorina GENTILE ."

Flavia Tasselli Presidente Andos onlus Mantova